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Vite intra-ciack

Pubblicato da Dorainpoi su 29 Novembre 2016, 22:49pm

Tags: #Paolo del Brocco, #Rai, #Cinema, #Festival, #Torino, #Film, #Western, #Produttore, #Cast

Paolo Del Brocco, il cinema tra presente e nostalgie futuristiche

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I rapporti tra cinema e politca non sono mai stati idilliaci, ma la seconda, spesso, si è rivelata nel tempo una fonte di ispirazione per registi e produttori. Così non è per la campagna elettorale che ha diviso l'America. Su questo non ha dubbi Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, di ritorno da Los Angeles: "Dfficilmente -afferma- le presidenziali Usa potrebbero diventare il soggetto di un film. Trump e Clinton sono due personaggi per nulla affascinanti da un punto di vista cinematografico".

Immaginavo già una domanda sul casting dei protagonisti, ma per una risposta così netta è inutile qualsiasi replica. Parliamo, invece, dell'ultimo festival di Torino. Una kermesse che si è sempe distinta dalle altre di settore...

E' proprio così. E' un festival di cinema vero, dove non c'è glamour, non c'è red carpet. La selezione dei film è molto intelligente e i fruitori amano molto il grande schermo. Una bellissima manifestazione, che esclude la cornice mondana e si concentra esclusivamente sulle proiezioni.

Quali difficoltà incontra un produttore pubblico rispetto a un indipendente? Di quali limitazioni deve tenere conto?

Mah, il servizio pubblico deve raggiungere tanti pubblici diversi. E' questo l'aspetto affascinante del mio lavoro. E' bello, perché facciamo circa cinquanta film all'anno (su un migliaio di proposte), per cui abbiamo la possibilità di vedere racccontare tante storie. Dall'altro lato, però, va considerato che siamo solo cofinanziatori, non possiamo produrre un film al cento per cento e con le nostre scelte.

E con un cast che esclude amici e simili per evitare qualsiasi conflitto...

In questo lavoro non possiamo avere amici.

Questa è un po' difficile da credere.

Non posso averne. In ogni caso, noi non mettiamo bocca su attori e atrici. Massima fiducia negli autori, nei registi e nei produttori, che, in base alla storia, decidono quale sia il cast migliore.

Sono lontani i tempi un cui si diceva che il piccolo schermo ammazzava il grande schermo. Rai Cinema è l'esempio che questo dualismo è diventato un'alleanza.

Secondo me, per la Rai è sempre stato così. Il cinema è un'altra forma di racconto, che viene prodotto per la sala, ossia un luogo protetto, dove non sei solo e avverti le emozioni di tutta la platea, di gente che non conosci e con cui stai condividendo un evento sociale. La televisione è un'esperienza diversa, così come diverso è il linguaggio.

Rispetto ai produttori pubblici degli altri Paesi, Rai cinema si occupa anche di distribuzione. Qual è il vantaggio?

All'estero appare un po' strano, ma la verità è che noi siamo andati a occupare uno spazio che non era coperto. E tutto questo per rendere il cinema che produciamo il più visibile possibile. Altrimenti, una parte di cinema italiano, forse, non avrebbe modo di essere distribuita e, probabilmente, nemmeno realizzata.

L'ultima volta che è andato al cinema?

La scorsa settimana a Los Angeles. Ho visto Arrival. Me l'ero perso.

Per finire: il sogno nel cassetto.

Un grande film western tutto italiano.

Perché le piace così tanto questo genere?

Perché in Italia non lo facciamo più. Sarebbe incredibile produrre un film dove è nata la saga degli spaghetti western con gli attori più importanti del momento: da Favino a Mastandrea, da Ambra alla Lodovini, tanto per citarne solo alcuni. Ci penso da tempo a questo progetto. Un "filmone" con il meglio del cinema italiano. Sarebbe difficile trovare il regista..

Quando lo andremo a vedere?

Non è in previsione. In futuro, chissà...

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