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Addio a Karl Lagerfeld, il mito discreto

Pubblicato da Dorainpoi su 20 Febbraio 2019, 09:29am

Tags: #@karllagerfeld, #@Versace, #@vanityfairitalia, #fendipellicce, #mito, #Chanel, #Chanelofficial

Addio a Karl Lagerfeld,  il mito discretoAddio a Karl Lagerfeld,  il mito discreto

Come può morire un bulimico di vita? Come può morire uno che non ha età? Se l'infinito non ha fine, allora, Karl Lagerfeld non è mai morto. O, verrebbe da dire, non è mai esistito realmente. Tutta la sua vita è un mistero, a cominciare dalla data di nascita:1933, 1935 o 1938? Non lo sapremo mai e, sinceramente, siamo proprio sicuri di volerlo sapere? Misteriosi i suoi affetti, misterioso il suo sguardo (sempre trincerato dietro gli occhiali scuri), misteriosa la sua malattia e misteriosa la sua morte.

Leggendarie le sue gesta. Quasi epiche. Chi firma contemporaneamente sei collezioni a stagione, fa il fotografo ufficiale delle relative campagne pubblicitarie e, qua e là, sforna capsule di abiti low cost, sneakers upper cost e libri? Un uomo o un esperimento ben riuscito di androide? Si diceva che il suo segreto fossero le giornate di quarantotto ore. Se è vero che il suo cuore ha smesso battere (ce l'aveva?), non gli sono bastate.

Non era il tipo che lasciava le cose a metà. Ma il suo pensiero era materia, si vedeva e si toccava. E noi continueremo a vedere e toccare le sue idee. E il suo spirito aleggerà e veglierà sui suoi trecentomila libri, sulle sue opere d'arte, sui bozzetti sparsi che, magicamente, prenderanno forma. Non è vero che la maison Chanel è  rimasta orfana per la seconda volta. I miti non muoiono mai e nessuna donna rischierà, come qualcuno ha minacciato dopo aver aver appreso la ferale notizia, di girare per sempre nuda. Lui ci sarà per vestirla e riscaldarla con le sue pellicce. Perché non aveva paura e, a torto o a ragione, sfidava tutti, benpensanti e animalisti. Arrivò a sfidare anche la morte, per cui non possiamo credere che si sia arreso. All'indomani degli attentati di Pargi, uscì regolarmente per andare in boutique e in libreria, e a Vanity Fair dichiarò: "Se hai paura, smetti di vivere. Muori se è il tuo destino morire". Dunque, non era il suo destino.

Chi scrive lo ha visto per la prima volta in via del Gesù a Milano, immediatamente dopo i funerali di Gianni Versace. In quel frangente così doloroso, alcuni designers dissero che lo stilista calabrese avrebbe rivoluzionato gli arredi del Paradiso. E oggi, a dargli una mano, ci sarà il suo amato collega, che penserà al look dei cherubini. Darà loro, non un sesso, ma una personalità. Gianni e Karl insieme, un po' come negli anni Novanta, a contendersi dive e stars. E, perché no, a lanciare nuove sfide.

Adieu!Adieu!

Adieu!

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